EMMI PIKLER (1902-1984)


E' stata un medico pediatra ungherese. Diplomata alla facoltà di medicina di Vienna, parte per vivere a Budapest. Fin dagli anni Venti Emmi Pikler si era posta il problema dei danni che derivano dal sollecitare e anticipare in continuazione lo sviluppo dei bambini. Con i suoi figli e come pediatra con i genitori aveva sempre suggerito di non intralciare i movimenti liberi dei figli, di non affrettarne lo sviluppo con sollecitazioni o con posizioni anticipate. Da attenta studiosa quale era, mettendo a confronto abitudini educative di paesi diversi come Ungheria, Austria e Italia, attingendo a proprie esperienze formative aveva ben presto cominciato a riflettere sugli effetti di tante sollecitazioni. Oltre cento bambini avevano vissuto nelle loro famiglie l'esperienza di sviluppo motorio autonomo, con risultati assai eloquenti che la Pikler aveva annotato in un libro per i genitori.

Nel 1947, le propongono di prendere la direzione dell'orfanotrofio di Lóczy, creato per gli orfani di guerra. E' qui che riuscirà a creare condizioni ottimali di sviluppo malgrado la mancanza di rapporti familiari. Mettere fin dalla nascita bambini in un istituto non é da prendere alla leggera: già dagli anni Cinquanta erano stati osservati e documentati da alcuni medici e psicologi i danni causati dall'organizzazione dei brefotrofi (sindromi di apatia, marasma interiore, ritardi nel linguaggio e nel movimento) con conseguenze assai pesanti sulla personalità della persona.

Emmi Pikler era molto esigente e determinata a evitare ogni sindrome di istituzionalizzazione, adottò con i piccoli di Lóczy le stesse norme suggerite con i bambini in famiglia: totale libertà motoria e massima attenzione alla relazione adulto-bambino soprattutto nelle cure quotidiane

Il primo ambito di esperienze e di sviluppo in cui ogni bambino e chi si cura di lui si mettono in relazione col mondo esterno é quello del movimento. Un corpo che si muove rappresenta infatti il primo mezzo di comunicazione con l'altro e influisce direttamente con il vissuto emotivo dei bambini

Attraverso l'osservazione del loro modo di usare gli oggetti e di giocare i bambini ci raccontano le loro sensazioni, il loro bisogno di autonomia o di protezione, le paure ed i desideri. Ogni bambino in condizione di sicurezza affettiva, quindi all'interno di una relazione significativa con un adulto di riferimento, é in grado di interessarsi al mondo esterno. L'apprendimento che un bambino realizza in questo modo, ha una qualità che non é la stessa degli apprendimenti e delle abilità raggiunte attraverso la sollecitazione esterna. Compito dell'adulto é intrattenere una relazione sicura con il bambino e di mettergli a disposizione un ambiente protetto, senza interferire nella relazione con lui con interventi che hanno solo l'obiettivo di distrarlo dal suo essere operoso nel mondo con le proprie attitudini. Il bambino deve trovare da sé il suo equilibrio e non adattarsi a quello dell'adulto.